La Convenzione per la protezione del Mare Mediterraneo dai rischi dell’inquinamento detta semplicemente Convenzione di Barcellona è stata siglata nel 1976 dagli Stati membri delle Nazioni Unite per il Mediterraneo. Costituisce un vero e proprio Piano di Azione. La Convenzione ha una Unità di Coordinamento (denominata MEDU) che ha sede ad Atene. Al momento sono 23 le parti contraenti tra cui figurano l’Italia e la Commissione Europea.

IL RUOLO DEGLI STATI

Riconoscendo l’importanza del suddetto mare e i pericoli che conseguono l’inquinamento marino, gli Stati che l’hanno sottoscritta, data l’importanza di questa zona, si sono impegnati a stipulare anche accordi altri per proteggere il Mar Mediterraneo dall’inquinamento.

Il ruolo degli Stati non si limita però alla tutela dello status quo, ma hanno anche un ruolo proattivo di prevenzione e miglioramento delle condizioni ambientali del mare prendendo anche misure di protezione dall’inquinamento.

Gli Stati, infatti, si impegnano anche per adottare misure idonee a prevenire e diminuire l’inquinamento della zona del Mare Mediterraneo dovuto allo scarico di rifiuti da parte di navi e di aeromobili oltre a quello dovuto all’esplorazione e allo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e degli strati sottostanti.

Le parti contraenti adottano ogni misura idonea a prevenire, ridurre e combattere l’inquinamento della zona del Mare Mediterraneo dovuto agli scarichi dei corsi d’acqua, degli stabilimenti costieri e degli emissari, o provocati da qualsiasi altra fonte situata nel loro territorio.

COOPERAZIONE

In caso di situazioni critiche gli Stati si impegnano a collaborare per trovare soluzioni al problema fermo restando il loro impegno nella sorveglianza continua e nella ricerca scientifica e tecnologica anche con forme di condivisione delle scoperte.

RIUNIONI

Gli Stati si riuniscono con cadenza biennale e/o in caso di necessità. In questa sede essi:

• esaminano lo stato dell’inquinamento del Mar Mediterraneo;
• studiano le relazioni tra gli Stati;
• adottano, rivedono ed emendano gli allegati e i protocolli;
• effettuano raccomandazioni;
• costituiscono gruppi di lavoro secondo le necessità;
• studiano eventuali provvedimenti supplementari.

Tra gli altri principi fondamentale che sono nati da questa Convenzione e che hanno segnato lo scenario politico ed economico (soprattutto in merito alla creazione di politiche nazionali) c’è quello di “chi inquina paga”.

I PROTOCOLLI

I protocolli tecnici attuano la convenzione e sono i seguenti:
– Dumping per la prevenzione dell’inquinamento dovuto all’immersione di navi ed aeronavi;
– Nuovo Protocollo Emergency sulla cooperazione per la prevenzione dell’inquinamento causato dalle navi e in situazione di emergenza;
– LBS (Land Based Sources) per la protezione dall’inquinamento terrestre;
– SPA/BIO che identifica aree a protezione speciale e Diversità Biologica;
– ICZM (Integrated Coastal Zone Management) sulla gestione delle aree costiere.

Altri due protocolli ancora non entrati in vigore sono:
– OffShore per la protezione dall’inquinamento causato dalle piattaforme che si occupano di esplorazione sottomarina;
– Hazardous Wastes sulla movimentazione e lo smaltimento di rifiuti pericolosi

I RAC: REGIONAL ACTIVITY CENTER

La Convenzione di Barcellona si avvale della collaborazione di alcuni centri nazionali per il supporto alla Convenzione per alcune tematiche specifiche.
Questi centri si chiamano Centri Regionali di Attività o RAC (dall’inglese Regional Activity Centre), alcuni sono responsabili di un Protocollo della Convenzione, altri portano avanti attività in linea con gli obiettivi della Convenzione, altri offrono i loro servizi ai Paesi o ai centri stessi della Convenzione.
A Roma è presente quello che si occupa di Informazione e Comunicazione (INFO/RAC).